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Nel disastro del sisma del 6 Aprile 2009 è mancata la memoria

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Nel disastro del 6 Aprile 2009 è mancata la memoria

Si sta discutendo tanto in questi giorni sulle colpe degli uomini nel disastroso sisma che ha colpito L’Aquila e il suo territorio. La casistica comprende fabbricati in cemento armato realizzati correttamente nelle strutture, altri realizzati in modo non corretto, nei pilastri e nelle travi, con quantità di ferri longitudinali e trasversali (staffe) difformi dal progetto, altri ancora, forse, con calcestruzzo non rispondente alla resistenza caratteristica assunta nel calcolo, altri, ancora, probabilmente, con fondazioni non idonee al tipo di terreno; altri ancora da verificare, nella varianti, nelle altezze presso l’Ufficio Urbanistico del Comune ed altri ancora con verifiche da effettuare negli Uffici dell’ex Genio Civile sulle profondità dei pali, sulle loro caratteristiche e sulle ipotesi di calcolo. Importanti verifiche andrebbero eseguite sul tipo di tamponatura realizzata, controllando che la stessa sia stata eseguita nel rispetto della normativa sismica di cui al D.M. del 24 gennaio 1986 “Norme tecniche per le costruzioni in zone sismiche” al p.to C.6.5 e D.M. 16 gennaio 1996 “Norme tecniche per le costruzioni in zone sismiche” al p.to C.6.4.

Rimane, il fatto, gravissimo, che le strutture di c.a. siano state calcolate per zona sismica di 2^ categoria rispetto all’eccezionalità del sisma con l’accelerazione pari, invece, a 0,68g, enormemente superiore a 0,35g per le zone di 1^ categoria e a 0,25g per le zone di 2^ categoria.

E , per quest’ultimo punto, una grossa responsabilità è senza ombra di dubbio della politica : la memoria umana è stata assente sulla vulnerabilità sismica del territorio aquilano; non si è valutato, come si sarebbe dovuto, la storia sismica della città di L’Aquila. Se si fosse valutata, non si sarebbe mai accettato il passaggio da zona di 1^ a zona di 2^ , avvenuta nei primi anni 90. Se ci fosse stata una ponderabile valutazione degli uomini della politica, tale errore sarebbe stato rimediato negli anni successivi. Così non è stato. C’è da chiedersi chi ha spinto per tale proposta e chi ha accettato tale retrocessione, di fronte a un costo aggiuntivo valutabile, sul prezzo finito dell’appartamento, intorno al 5% in più. Infatti, in media, una struttura di c.a incide intorno al 25 % dell’opera finita. Calcolando che una buona esecuzione, senza lesinare nella qualità del calcestruzzo e sulla quantità e lavorazione dell’acciaio, contempla un costo aggiuntivo del 20%, il costo finale dell’appartamento finito inciderebbe  sul 5% in più. Una inezia rispetto alla sicurezza delle persone, sulla vivibilità della città e sulla enormità dei costi di ricostruzione.

Rispetto alla memoria che è mancata, voglio ricordare che i disastri del sisma nella città di L’Aquila non sono soltanto quelli del 1703,  ma quelli accaduti nel 1315, 1452, 1464 e 1803.

Possiamo riviverli insieme rileggendo le pagine tratte dal libello scritto da “ Padre Filippo Da Secinara “ nel 1652 dal titolo “ TRATTATO UNIVERSALE DI TUTTI LI TERREMOTI occorsi e noti nel Mondo …” riportato di seguito.

TRATTATO

VNIVERSALE

DI TVTTI LI TERREMOTI

OCCORSI, E NOTI NEL MONDO

CON LI CASI INFAVSTI, ED’ INFELICI

PRESSAGITI DA TALI TERREMOTI

Còpofto dal P.F. FILPPO DA SECINARA

Dell’Ord. De Min Offer. Già Ministro Prouinciale,

Lettore Giubilato,& al prefente Diffinitore Attuale della

Prouncia di S. BERNARDINO DELL’AQUILA

M.DC.LII.







Del LXXVI Terremoto

Cap. LXXVI (1315)

Fv quesfto terremoto, quando nella nobiliffima Città dell’Aquila, fi concuffe talmente la terra, che durò tal conncuffione trenta giorni continui: e furono tanto gagliardi,che simili concuffioni non erano in ricordatione delli uomini, fin’à quel tempo auenuti, crescendo ogni giorno con maggior vehemenza, per le quali ruinorono molti edificij; ed erano le genti ridotte in gran timore, che non ardiuano abitare nelli luoghi murati,ma fe se ftauano nelle Campagne, e nelle piazze, e diffidati tutti di pronifione  humana; fi ricorfe alla mifericordia di Dio, con orazioni, e digiuni; e furono  pochi, che non ritornaffero a penitenza, e confeffati de loro peccati, non veniffero fenza mezzanità d’altri a fare pace con li loro nemici; fù fatto, vn voto generale dal Popolo, d’edificare vna Chiefa, in honore di S. Tomaffo,per interceffione del quale haueffe Iddio a liberare la Città da detta influenza; e quantunque foffe la fodisfatione per molto tempo differita; pure fù efeguita, e fabricata la Chiefa; e quefto fù, nelli anni del Mondo 6514. di Chrifto 1315. Regnante Ludouico Bauaro, e Gio:22.&c.

In quesfto tempo preualfero molto l’Herefie , e le Seditioni  frà gl’Ecclefiastic i; e fi trattò tanto gagliardamente, la questione de Chrifti paupertate. E Ludouico Bauaro regnante per all’hora, fù dichiarato ribelle della Chiefa, e Scismatico. E nelli anni di Chrifto 1263. Jn Soria, fù veduta vna Luna infocata, che percuotè la terra di S. Croce, e la gettò in terra, infino alli fondamenti, e la Città di Fiorenza, fù tutta quafi sommersa dall’acque; …..

 

DEL LXXXI TERREMOTO

Cap. LXXXI. (1452)

Qvesto terremoto, fù nel Mese di Decemb. quando il giorno di S. Barbara nella Città dell’Aquila, e p tutto il Regno cominciarono a fentirfi horribilifs. concuffioni di terra, che continuorono per tutto il Mefe, e nel penultimo giorno del detto Mefe : fe n’intefe vno così grande, che vu simile, non che maggiore, fù vdito già mai in memoria delle genti, è stupore grande, vedere la ruina delli Palazzi, e delli altri edificij della Città. Le Colonne della Tribuna di S. Bernardino fi fpezzarono tutte, e nel rifarle fù mutato defegno ; e fatte quelle ch’al prefente  fi vedono. Similmente la Tribuna maggiore della Chiefa di Còlle Maggio, venne in ruina, ed effendo nell’Altare di effa confermato il Santiffimo Sacramento, e fe ben fi spezzò l’Altare, e Tabernacolo, doue era riferuato , fu nondimeno trovato illefo il Santiffimo Sacramento miracolosamente fattefi dalla ruina riparo da alcune pietre quadrate; le Campane della Giuftitia, e dell’Horologio furono fcoffe, e cafcorono dalla Torre del Palazzo ; ruinorono in gran parte le Chiefe di S. Maffimo, di S. Giufta, di S. Agoftino, di S. Domenico, di S. Maria di Paganica, ed altre pure affai, nel Palazzo del Capitanio, furono oppreffe molte genti, le ftrade publiche per li Cimenti ruinate, non poteuano prattticarfi. D’ordine del Vefcouo, fi tece vn’Altare in piede alla Piazza, nel quale fù collocato il Santiffimo Sacramento ritrouato in Colle Maggio, ed’ in effo, fi celebrauano le Meffe, ed il Popolo ftaua à fentirle sù la Piazza, non fi confidando di ftare fotto li tetti, furono trouate da ottata perfone oppreffe da questi gran terremoti, oltre li Poueri, che morsero nell’Hofpidale di S. Pietro di Saffo, e di S. Giacomo alla Porta di Paganica, che perirono, ed’anco le Terre del Contado dalli detti terremoti, receuerono grandiffimo danno, e fù questo fpettacolo, nelli anni del Mondo 6651. di Chrifto 1452. Regnante Federico 3.e Nicolo 5.Papa.

In quefti tempi, fù molto travagliata la Chriftianità dal Gran Turco, e s’hebbe quella fegnalata Vittoria, nella quale il Beato gra Gio; da Capiftrano perfuafe al Popolo, che hauea grandiffimo rimore, à nò fpauentarfi di perfeguitare gl’ Infedeli; e fuggendo li Turchi, fi vedeuano perfeguitati da innumerabili Efferciti, che erano gl’Angeli Santi fchierati à forza d’orazione, in fauore della Chriftianità contro del fiero Trace nemico della Fede di Chrifto. E nelli 1451. la pefte, fù così grande per tutta l’Italia, che ne morirono da cento nouanta milia, e per l’aria fi viddero molti fuochi, che combatteuano infieme, e s’udirono molte voci ….

 

SANCTUM. ET TERRIBILE NOMEN EIVS,

Et initium fapientix timor Domini.(1646)

Le Continue, e molte commotioni della terra occorfe d’improuifo nella Città dell’Aquila nell’Anno 1646 oue furono, li terremoti per feffanta, e cinque giorni; e le fcosse di quella furono 166 e li mugiti dell’ifteffa terra, cinquecento quaranta due; quali terremoti furono anco intefi in altri luoghi conuicini, e lontani; come la fama hà diulgato al Mondo. Mi fecero rifoluere trouandomi  di famiglia nella fudetta Città dell’Aquila, moffo dal grandiffimo timore, e fpauento, Stampato in tutti li viuenti, per il pericolo della morte, & in me più d’ogni altro; non già per timore che , eft ultima linea rerum; omne semel natum mors violenta rapit ; ma per la pena del peccato per effere ftato affai manchevole nell’offervanza della mia religione Serafica, nella quale profefiai, con Solenniffimi voti, anni fono hormai in circa 34. di manifestare, e rapprefentare, fe ben rozzamente à gl’ huomini poco verfati in tal maniera; che cofa fia tal motione di terra, d’onde fia originato tal terremoto, con gli inopinati ,& infaufti fucceffi preffagiti dall’ifteffi terremoti , intefi nell’anni tranicorfi del Mondo con terrore, e fpauento dell’Vniuerfo tutto, acciò ben’intefi dalli curiofi Lettori di questo mio inerudito difcorso, folleuino maggiormente le menti loro alla vera cognitione delli giufti giudicij di Dio, e s’aftenghino da irritarlo più con tanti misfatti, e colpe; fapendo molto bene, che Armat omnem creaturam ad vltionem inimicorum, & imparino nella fcola di Chrifto la ftrada  del fempre temerlo; e s’accendino nel fuo fanto feruitio ,& infocati del fuo fanto amore, non defiftano dall’offeruanza della fua fanta Legge, per andare alla vera terra de viuenti, oue fenza timore regneranno per fempre; per il che, anch’io al prefente Trattato, ad inftanza d’ huomini di grandiffimo valore, fit omnibus, via, veritas, vita; in eo, in quo viuimus mouemur, fumus ; cui fit laus,honor, gloria, in secula seculorum .

Primieramente dunque, che diciamo quello, che naturalmente del terremoto da tutti con qualche euidente raggione s’afferma; è bene confiderare efattamente, e con breuità: come la Terra, nella quale come in foggetto, ò materia fi caufa tal motione; fù con ogni effatta prouidenza creata, e difpofta dal Benedetto Iddio nel  modo da prefcriuerfi al prefente. Iddio creò la Terra del tutto piana, e rotonda; fenza Valli………..

 

DEL LXXXXI. TERREMOTO

Cap. LXXXXI (1646)

La concuffione , che fù nella Città dell’Aquila nelli 1646, fù continua di 65.giorni, e di tanto fpauento , benché non faceffe danno nella predetta Città ; che tutti, à minori Dei impulsu vsque ad Maiorem affidue egerunt paenitentiam, in sacco, cinere, cilicio; e fe Iddio per giufto tuo giudicio, a noi occulto, haueua determinato defolare, e spianare detta Città ; a forza poi d’orationi, digiuni, lagrime, mortificatione, e penitenze; reftò placata l’ira di Dio…….La raffegnatione delli Religiofi; e la refolutione gagliarda de Secolari, i quali tutti abbandonarono le proprie Cafe, e fi retirorono nelli Giardini, e campagne a dormire; che farei troppo proliffo ; dico bensì, che io tengo foffe miracolo euidente, che le concuffioni, che furono 166. non diroccorono niun’ Palazzo, ne fecero altro danno notabile, e pure le fabbriche s’agitauano , come io lo veddi; nella Chiefa di S. Bernardino, e Conuento ; a guifa di Nauilij sbattuti dall’onde; attribuifcafi il tutto alla Protettione de Santi Protettori, & alla mifericordia del benedetto Dio.

In quefti tempi del Terremoto della Puglia, del  Monte Viffuuio, di Calabria, dell’Amatrice, e dell’Aquila, non fcriuo , come, fi viueua ,che non è lecito, ftante , che la maggior parte delli Principi, che regnauano all’hora , regnano anco al prefente , ed io voglio lafciare in quefto , luogo all’altri; che affai meglio di me potranno, e fapranno defcriuere , e raccontare tutti li fucceffi, & c.

 

 

BIBLIOTECA  PUBBLICA

AQUILANA

In una cartolina appena leggibile, posta a segnale di un libro, trovo la seguente notizia, che non mi sembra inutile di trascrivere a corredo di quest’opera Del Da Secinara:

 

Nell’anno 1803 alli 7 di Aprile, nella notte di Giovedì Santo fece una grande scossa di terremoto, in maniera tale, che ripetè tre volte.

I cittadini aquilani tutti fuggirono nella campagna, che propriamente credevano , che della città non ci doveva restare pietra sopra pietra. E questo fu avviso del sommo Facitore, perché il Magistrato aquilano posero li carcerati nel monastero di S. Bernardo, a cagione che le carceri erano piene, in conseguenza vi si introdusse un gran contaggio, ed erano circa settecento carcerati.

Aquila, 13 giugno 1878

 

Il Bibliotecario

Prof. Luigi Masci.

 

A cura del Sindaco di Secinaro

Colantoni Giuseppe

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