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Il Castello di Secinaro

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Il Castello di Secinaro

Il Castello di Secinaro (a cura di Evandro Ricci)

Il castello in generale Il nucleo originario dell'insediamento con recinto fortificato è databile in un periodo compreso fra il IX ed il XII secolo. L'ipotesi può essere suffragata dal toponimo di Secinaro e da considerazioni di carattere storico generali e particolari desumibili dalla tipologia dell'impianto urbano. Devono essere trascorsi più di due secoli dall'arrivo dei Longobardi (fra il 571 e il 574), anni in cui si fa risalire la distruzione dei "pagi" superequani e della civitas di Superaequum, prima che gli eredi dei Peligni Superequani costruissero i castelli o gli insediamenti fortificati su nuovi siti possibilmente su alture per ragioni di strategia difensiva. Tra il IX ed il XII secolo i particolarismi politici dettati da conti e abati consentono la diffusione delle strutture fortificate. Queste, in precedenza, non esistevano perché  la potenza di Roma garantiva la pace a tutti gli abitanti entro il territorio dell'Impero. Le zone interne dell'Abruzzo, relativamente desolate, assumono un'importanza notevole territorialmente in funzione dei collegamenti fra il Nord, il Centro ed il Sud dell'Italia. In quel periodo di tempo si preferivano gli itinerari interni fra vallate e passi montani alle vie litoranea pianeggianti ma affette da malaria. Dal 1100 in poi i collegamenti vennero intensificati a causa della ripresa della transumanza delle greggi dall'Abruzzo alla Puglia, che aveva subito quasi un arresto per il depauperimento delle greggi e dell'economia in generale delle popolazioni centro-meridionali dell' Italia. Il nucleo originario, dunque, fu la torre. Ad essa si aggiunsero più corpi cinti da mura forse in tempi diversi.

La torre trova la sua giustificazione nei tre compiti ai quali era adibita : controllo, avvistamento, segnalazione. Si inseriva in un sistema di difesa a catena che consentiva di ridurre al massimo il fattore sorpresa nei confronti di potenziali assalitori, mediante intercomunicazioni ottiche, cioè con accensione di fuochi emananti alte colonne di fumo visibili da una torre all'altra. Il castello di Secinaro La condizione orografica del castello di Secinaro era ottimale dal punto di vista su indicato, in posizione di preminenza rispetto ai castelli di Gagliano Aterno, Castelvecchio Subequo, Molina Aterno, Castel di Ieri, Goriano Sicoli, tutti in collegamento ottico fra di loro. Posto su uno sperone roccioso tra la Valle quasi a strapiombo da un lato e la vallata più ampia dall'altra, domina l'intera Valle Subequana. Dopo il 1100, con la ripresa della transumanza, l'espansione del castello intorno al nucleo centrale, la torre, trova una plausibile motivazione. Dal Valico di Forca Caruso a Goriano Sicoli, infatti, passava uno dei due tratturi principali, il Celano - Foggia. Il percorso di tale importante tratturo (c'è ancora un cippo con la sigla R T, Regio Tratturo, nei pressi del valico di Forca Caruso) era controllabile dalla presenza delle torri e dei castelli della Valle Subequana. Con il consolidamento dei Longobardi nel Centro-Sud dell'Italia si formarono i Ducati di Spoleto e di Benevento, ma già nell'801 i Franchi sottraggono al Ducato di Benevento la città di Teate (Chieti) e l'Abruzzo costiero.Inizia un periodo in cui si manifesta e si accentua una contrapposizione di poteri derivanti dalla progressiva affermazione dei meccanismi ereditari dei feudi e dalla presenza delle istituzioni longobarde ancor più antiche. Ne risulterà un insieme di zone di influenza molto variegata e frammentaria. Cominciano a moltiplicarsi gli insediamenti anche a causa delle scorrerie degli Ungari che giunsero in Italia tra il 922 e il 947 e sorgono le problematiche insite nel popolamento e nell'incastellamento. I Ducati cominciano a perdere la loro omogeneità e furono creati molte contee che, spesso, acquisivano autonomie quasi totali rispetto al potere centrale. Già prima del 1270, la Valle Subequana era alle dipendenze della Contea di Celano. Nel 1270, infatti, il Conte di Celano, Rainaldo, concesse Secinaro con "Goriano di Valva" alla famiglia dei Sichenali soprannominati Sicinari e precisamente a Sichenale ed al fratello Ruggiero. Risulta che i due fratelli offrirono una tassa pari a sei soldati a cavallo al tempo della spedizione in Terra Santa e cioè in occasione della VII^ Crociata (cfr. Catalogus Baronum sub rege Guillelmo.Bollettino di Storia Patria, p. 57. Antinori: Boull. Vind. Nob, Neap. p. 116). La famiglia dei Sichenali (detti Sicinari perché  a Secinaro c'erano stati i seguaci della pagana ninfa Sicina in onore della quale veniva danzata la Sicinnide secondo la tradizione popolare), che abitò il castello di Secinaro, era di origine di Rieti. L'ultimo dei Sichenali di nome Giovanni di Pandulfo da Secinaro morì nel 1311 senza lasciare eredi diretti. Non avendo avuto figli, lasciò per testamento la proprietà ai suoi otto fratelli : " Et in manibus aliis mei bonis mobilibus et stabilibus inribus et actionibus mihi heredes fratres meos egualiter inter eos, scilicet: Dominum Matheum, Dominum Syniballum, Gualtierium, Berardum, Dominum       Thomasium, Franciscum et Andream fratres meos ". (Rieti, Test. anc.Cap. IV N 3 "3"). Questo documento in pergamena é molto importante non solo per le notizie in esso riportate, ma anche perché  in quel periodo la Diocesi di Valva e Sulmona era in contrasto con la Diocesi dell'Aquila. La famiglia dei Sichenali, detti Sicinari, che comprendeva alcuni monsignori si adoperò al fine di alleare le Diocesi di Rieti e di Sulmona per una condotta concordata contro la Diocesi dell'Aquila ( Prof. Robert Brentano, del Centro Studi Universitari di California U.S.A, conferenza tenuta a Sulmona a cura dell'Accademia Cateriniana di Cultura di Sulmona, 1983). Nel 1316, appena cinque anni dopo la morte di Giovanni di Pandulfo, due parti di Sicinara (Secinaro) erano possedute da un tale Gualtieri  (Regestum Roberti Regis, 1316). La proprietà dei Sicinari passò al Convento di Farfa, o Farsa, presso Rieti, con altro territorio, come risulta dalla donazione fatta dal Conte Teodino e dalla moglie Oria al detto Convento. Delle terre donate sono indicate le linee di confine: " Quarum terram fines sunt usque Transaquas cum portione Piscariae, et usque Ovetino et Piscina et Gordianum at flumen Colidum et Bufanum et Cedici quomodo revertitur ad priores fines ". (Cfr. A.L. Muratori, Rerum Italicarum Scriptore, Tom. 2, fol. 598). Questo documento ha consentito di sfaldare varie ipotesi avanzate da molti studiosi sulla ubicazione del Campo Cédice dove gli imperatori del Sacro Romano Impero Ottoni I e Ottone II trascorrevano i mesi estivi (il Campo Cedici era verosimilmente l'Altipiano delle Rocche) ed ha consentito di stabilire in quali terre abitavano gli antichi Equi-Cèdici dei quali parla Plinio, storico romano (Caio Plinio, Natutalis Historia, III, 12). Per una più approfondita conoscenza sui Cèdici si rimanda a E.Ricci, Superaequum e gli antichi Cèdici, Sulmona 1981, pp. 50-59).

IL CASTELLO DI SECINARO

 

 

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